Serve tempo perché emergano i classici, quelli veri, perché il gusto si addensi lasciando scivolare via l'hype del momento e le distorsioni del marketing. I primi sei anni del 2020 hanno però già messo in campo - o consolidato - i nomi che saranno gli alfieri della musica pop contemporanea. Ho cercato di pesare tra tendenze conclamate e gusto personale, seguendo una personale e opinabile categorizzazione.
- Global pop: il mainstream contemporaneo, quello che supera i confini (di genere, di lingua, geografici) e diventa patrimonio dell'umanità.
- Indie/folk/Middlestream: qui c'è parte del middlestream e del materiale più di nicchia.
- Altri mondi: mainstream (o poco ci manca) nei rispettivi paesi, ma non in grado di entrare nel magico mondo degli apolidi.
- Scene regionali: Nomi legati a comunità più limitate, molto localizzate o comunque poco conosciute al di fuori del proprio ambito di appartenenza (geografico o di genere).
Global pop
Charli xcx - Scalatrice di classifiche, prima artista britannica con due album al numero 1 nelle charts UK nello stesso anno (il 2026), Charlotte Emma Aitchison è una delle grandi interpreti del nostro tempo. Brat, è già storia (per quanto io adori How I'm Feeling Now): hyperpop audace e caustico, granitico e saturo di influssi provenienti da svariate correnti electro, per un patchwork sonoro capace di alternare scariche di pura adrenalina a momenti di raffinato glamour futuristico.
Bad Bunny - Non esattamente la mia cup of tea, ma il successo di Bad Bunny è stato tra i fenomeni musicali indiscussi degli ultimi anni, dominando classifiche e accumulando miliardi di ascolti sulle piattaforme. Un verano sin ti rimane in vetta alla Billboard 200 per 13 settimane, diventando un vero e proprio fenomeno culturale, mentre Debí tirar más fotos se la cava con cinque settimane al top. Stadi pieni, urne vuote.
Billie Eilish - Altra partenza col botto, destinata a rimanere un nome imprescindibile del pop mondiale. L'esordio è stato uno dei grandi fenomeni di fine anni Dieci, capace di portare una peculiare versione di alt-pop accessibile e problematico alla luce dei riflettori globali, mentre i seguenti album (più raffinati e pensivi - Hit Me Hard and Soft in particolare unisce bene e impreziosisce le diverse anime della cantante americana) hanno confermato come la Eilish non sia un fuoco di paglia.
Olivia Rodrigo - Il teen pop che spacca. Olivia Rodrigo, passata dalla Disney alle charts mondiali (credo con lo stesso agente), va certamente aggiunta a questa lista. La sua formula di pop punk e easy listening dolciastro si è via via affinata nel tempo e, sebbene non sia ancora arrivata a compimento, non è escluso che ascolteremo un album come si deve (l'ultimo You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love rappresenta un bel salto verso questa direzione) entro la fine del decennio.
The Weeknd - L'approdo dell'artista canadese agli anni '20 non poteva che avvenire nel migliore dei modi. After Hours è un disco importante, summa contaminatissima di moderno r&b, capace di chiudere in bellezza una stagione di grandi successi. Ora resta da capire se si è trattato di un canto del cigno o di una pietra miliare lungo un percorso ancora da sviluppare.
Tyler, the Creator - Igor (finora ineguagliato) è tra le cose più belle uscite nel 2019. Nel decennio in corso Tyler si afferma definitivamente come un pezzo grosso dello show business, portando il suo sound alternativo, provocatorio e sperimentale in cima alle classifiche e alle vendite.
Rosalìa - Artista laureata, capace di dare nuova vita al Flamenco nuevo contaminandolo di sperimentalismo arty alla FKA Twigs e influssi r&b e (hyper)pop. Il lato avant e raffinato del pop globale che con Lux ha raggiunto il suo livello più ambizioso. Una proposta di livello, capace di screziare in modo totale e imprevedibile il pop mainstream.
Indie/folk/Middlestream
Big Thief - New Warm Mountain I Believe You, arrivato dopo quattro album, significa una cosa sola: il fuoco di una delle realtà indie di punta del panorama americano contemporaneo non si è spento. Per quanto sia convinto che il loro miglior lavoro sia una personale raccolta di alcuni brani bellissimi, non si potrà arrivare al 2029 senza citare il gruppo di Adrianne Lenker e Buck Meek.
Kelsey Lu - Un talento incredibile dosato con eleganza e pazienza. Il suo ultimo lavoro, So Help Me God, è un gioiello chamber di pregiatissima fattura, un testamento di sensibilità colta, ma con radici ancorate alla tradizione pop e r&b a stelle e strisce, capaci di unire anima e corpo in un'opera che sarà ricordata tra le più raffinate del decennio.
Haley Heynderickx - Nel mio mondo ideale tutti amerebbero la Heynderickx senza che questo la portasse a smorzare la sua autenticità folk inserendo, che ne so, motivetti catchy di synth tra una strofa e l'altra. Tra le voci più belle degli ultimi anni, qui abbiamo una delle più solide cantautrici americane contemporanee, capace di un immaginario politico e simbolico di fortissimo impatto. Seed of a Seed rimane uno dei miei album preferiti di questi anni.
Turnstile - Chissà che ne sarà della band hardcore del momento. Finora la loro proposta è quanto di più adrenalinico e catchy possa offrire il panorama indie: i Bad Brains che giocano con toni e inserti indietronici (specie nell'ultimo lavoro) amoreggiando con i Fugazi. Glow On è stato tra i vinili più venduti negli Stati Uniti, Never Enough ha ampiamente confermato la tenuta, posizionandosi molto bene nelle classifiche americane, consacrando la band tra i grandi nomi di questi anni. Ora servirebbe un passo in avanti, ma c'è tempo.
Fontaines D.C. - Di tutte le band che hanno giocato la carta del post-punk revival, sono stati i Fontaines D.C. ad aver vinto la mano. La formula di Grian Chatten e soci è compatta, compiuta, dotata di una stazza cantautoriale che la distingue dalle moltissime realtà pullulate nel mondo indie degli ultimi anni. Skinty Fia e Romance, in particolare, elevano il gruppo irlandese - che da tempo ha lasciato l'underground degli esordi, raggiungendo un successo considerevole - grazie a atmosfere torbide, suoni curati e densi, influssi variegati (tra post-punk, shoegaze, goth, britpop e rock alternativo).
Sam Fender - Sam Fender è il gioiello del pop rock d'autore inglese, in cima alle classifiche fin dagli esordi. La sua versione jangle di un Bruce Springsteen (passato attraverso il filtro War on Drugs via Arcade Fire), che invece di fellas dice lads, funziona perché parte da un radicamento autentico (la working class del Geordieland), non limitandosi ad una semplice imitazione, ma impossessandosi del suo stile declamatorio e retorico come mezzo per testi ricchi di coscienza politica (Aye, Long Way Off) e critica sociale (Seventeen Going Under, Paradigms). Già di diritto tra i grandi nomi del quinquennio.
Zach Brian - Quanto detto per Sam Fender potrebbe valere anche per il suo doppio speculare Zach Brian, che racconta l'America profonda connettendosi alla tradizione folk e country ma col piglio urgente e ruvido della fine dei vent'anni. E anche qui il genere è uno strumento, non un fine. Provincia deindustrializzata, sound radicato in una reinvenzione dell'autenticità priva di fronzoli, liriche dense e impegnate: tutto ciò fa della canzone di Brian un esempio di autorialità senza fronzoli, eppure potente e capace di una forte impronta personale.
Sombr - Mainstream indie, categoria strana e ambigua che ha perfettamente senso se si pensa alla differenziazione dei canali di ascolto della musica del nostro tempo. L'esordio di Sombr, I Barely Know Her, è un perfetto gioco di equilibrismi indie-rock/pop, per una canzone d'autore che fa l'occhiolino tanto a certo bedroom pop quanto a slanci condotti con vigore da stadio, in un convincente tentativo di unire mondi distanti (ma nemmeno troppo) e rinverdire una pop music che non si vergogna di essere ambiziosa, magniloquente, esagerata. Big music per le nuove generazioni.
Little Simz - Hip hop di livello, autoriale e complesso, acclamato da pubblica e critica senza per questo scendere a compromessi. Little Simz è una delle voci femminili più riconoscibili e forti della scena londinese, capace di imporsi con il suo flow magnetico e le sue aperture soul, funky e chamber.
Tom Odell - Black Friday è un gioiellino di scrittura intimista e fragile, spesso appena abbozzata ma dotata di un'eleganza che mi hanno colpito fin dal primo ascolto. Tra i miei personali must del quinquennio.
Altri mondi
Bilderbuch - A partire da Schick Shock la band austriaca non ha mai smesso di sfornare materiale interessante, innovativo, sopra le righe. Poi sono arrivati lo splendido Gelb ist das Feld e l'Ep Softpower, entrambi capaci di aggiungere ulteriori elementi alla proposta. Il fatto che arriveranno al 2029 senza cadute di stile è una certezza.
Stromae - Dalla musica indipendente belga al successo su scala europea, il maestro Paul Van Haver ha molte cose da insegnare. La prima è che si può tornare dopo una lunga pausa forzata con più forza e creatività di prima. La seconda è che la mescolanza di suoni, di culture, di visioni è un valore aggiunto capace, in Multitude, di raggiungere picchi di grande bellezza. Sperando in ulteriori sviluppi, quanto fatto è già in grado di stare solido sulle proprie gambe.
Natalia Lafourcade - Dopo Hasta la Raìz e i due volumi di Musas, Natalia Lafourcade non si è certo fermata. Dopo la lunga strada percorsa nella riscoperta e valorizzazione della canzone latino americana, l'album di inediti De todas las flores è un grande lavoro della maturità, capace di imporre l'artista messicana tra le grandissime cantautrici di questi anni.
C. Tangana e Sílvia Pérez Cruz - Li metto assieme perché, pur intrecciandosi (si veda la collaborazione in Cuando Olvidaré) rappresentano l'uno l'opposto dell'altra, e allo stesso tempo sono tra le voci più distintive della nuova scena spagnola. Entrambi giocano con la tradizione, ma il primo, con il suo El madrileño, colora il suo Flamenco di ricche sonorità urban moderniste, tra trap e r&b; la seconda, con Toda la vida, un dìa, si libra in atmosfere vaporose e astratte, di grande caparbietà chamber e sperimentale, per uno dei lavori colti più affascinati dell'Europa iberica. Due gioielli.
Bibiza - Successo tutto austriaco (con ovvi sconfinamenti nello spazio germanofono) che con Wiener Schickeria ha preso il volo grazie ad uno dei lavori più entusiasmanti del 2023. Un tour insonne, alterato e tracotante, in salsa Neue Neue Deutsche Welle (c'è davvero una scena che si chiama così), in una Vienna super urbana, anfetaminica e notturna (l'ascolto nella metro e per le strade della città funziona alla grande, provare per credere). Finora senza un seguito all'altezza, ma c'è tempo.
Ralph Kaminski - Bal u Rafała è un lavoro splendido che piazza Kaminski tra i nomi irrinunciabili del decennio (che lui inaugura nel 2021 con Kora, un omaggio alla cantante dei Maanam, Kora Jacowska). La capacità dell'artista polacco di creare atmosfere electropop minimali e allo stesso tempo solenni e spaziose, quasi come se si trattasse di inni sacri, fa il paio con una vocalità ricchissima e caparbia e un approccio teatrale che aggiunge un plus alla proposta. Superstar in patria, misconosciuto altrove, è il segno di come i confini nazionali possono essere tra le peggiori tragedie per la circolazione delle idee.
Scene regionali
Liberato - Non un fuoco di paglia. Anzi, una delle esperienze più entusiasmanti dell'Italia degli ultimi anni. Liberato II riesce a non impallidire di fronte allo splendido esordio, fagocitando il meglio della musica europea, se non mondiale, e riproponendola in un incredibile e controintuitivo mash up "futuristic neo melodico".
TUL8TE - Passamontagna artigianale bianco, rose rosse e stile da vendere. L'egiziano Mohamed Khafage compie un'operazione musicale e di immaginario a suo modo incredibile. Innalzare l'attitudine nostalgica e il sound retromaniac a livelli da star della musica araba, inventando una formula unica nel suo genere: elettronica sfumata (tra cloud rap, bedroom pop, r&b alternativo) e incursioni flamenco, bossa nova, arabic pop, il tutto centrifugato in un "coktail musicale" (Cocktail Ghena'y) di grandissimo fascino.
Altin Gün - Tra i più solidi e coerenti interpreti di una via indie all'anatolian rock (da recuperare gli Adamlar). Non hanno ancora dato alle stampe il loro capolavoro, ma album come Aşk e Garip non lasciano certo delusi, mescolando psichedelia e turkish pop per un blend spesso fenomenale.
Arooj Aftab - Da New York al ghazal pachistano è un attimo. Basta essere Arooj Aftab e sfornare un brano dello spessore di Mohabbat, tra folk anni Sessanta (Vashti Bunyan, Linda Perhacs) e musica tradizionale. Un nome di culto che gli appassionati di musica non possono farsi scappare.












